
Nel lessico della politica europea li abbiamo sentiti chiamare “Paesi frugali”. E la parola, almeno a noi italiani, fa subito pensare a una vita un po’ austera: ordinata, efficiente, ma forse poco incline al piacere. Poi vai in Svezia e il dubbio viene: siamo proprio sicuri che sia così? A Stoccolma ho avuto piuttosto l’impressione opposta. Qui il tempo libero è preso sul serio, la natura entra profondamente nella vita quotidiana e persino nel cuore della città è facile ritrovarsi circondati da alberi, prati e acqua. E soprattutto c’è un’idea del rispetto per l’ambiente che non sembra una dichiarazione di principio, ma qualcosa di molto concreto.
È in questo contesto che, nel 1982, è nato Rosendals Trädgård, un progetto allora pionieristico dedicato all’agricoltura biodinamica e alla cultura del giardino. Sono andata a visitarlo sull’isola verde di Djurgården, a pochi minuti dal centro di Stoccolma, e ho trovato molto più di un parco: un ecosistema in cui il giardino incontra la vita di tutti i giorni. Qui l’orto biologico dialoga con le serre in vetro, la cucina segue i raccolti di stagione e ogni gesto — dal compostaggio alla cura del suolo — entra in un sistema pensato per proteggere e nutrire la biodiversità.
Oggi la tenuta di circa 3 ettari accoglie il frutteto storico di meli, i campi e i filari di coltivazione dell’orto e dei fiori da taglio, le serre, il vivaio, il roseto e le aree destinate al compostaggio. È un modello di autosufficienza: non riceve contributi pubblici né sponsorizzazioni per la gestione ordinaria ma si finanzia interamente attraverso il vivaio, i negozi, i corsi e la ristorazione. A farla vivere ogni giorno è una squadra di oltre quaranta professionisti, tra giardinieri, fioristi, cuochi, fornai, falegnami e apicoltori.

Ortaggi decorativi e fiori commestibili
Ho visitato Rosendals Trädgård in una giornata d’autunno insolitamente soleggiata. Moltissime piante erano ancora in piena fioritura: dalie, cosmos, aster, rose, ortensie, amaranti e gli ultimi girasoli accesi di giallo. Tra i petali emergevano le onde morbide delle graminacee, mentre lungo i muri la vite americana virava al rosso intenso e le chiome degli alberi doravano il paesaggio.
La particolarità più affascinante di Rosendals è l’assenza di un confine netto tra estetica e funzione produttiva. Nei filari convivono erbe officinali, fiori da taglio, ortaggi, viti e piccoli frutti; perfino nelle grandi mezze botti di legno, usate come fioriere, convivono il fogliame vellutato di Stachys byzantina, le sfumature celesti dell’Aster (Symphyotrichum dumosum ‘Early Blue’) e il rigore scultoreo del cavolo nero e riccio. È un’idea di giardino modernissima: gli ortaggi regalano volume e colore, mentre perenni ed erbacee sostengono gli insetti e mantengono vivo il suolo.

Le serre, le botteghe e la cucina raffinata
Il punto di accoglienza del parco sono le grandi serre in vetro, spazi operativi di coltivazione che si trasformano con naturalezza in luoghi di sosta e botteghe. Nel vivaio (plantbod) e nella bottega agricola (gårdsbutik) ci si muove tra attrezzi tradizionali da giardinaggio, forbici da potatura, vasi in terracotta, sementi selezionate, conserve autoprodotte, succhi di mela e miele dell’apiario della tenuta.
Il cuore gastronomico è il café biologico certificato KRAV (il principale ente di certificazione biologica in Svezia) la cui proposta — guidata da una filosofia “farm-to-fork” di altissimo livello — va oltre il semplice ristoro da giardino. Il menù presenta piatti raffinati e di sorprendente complessità tecnica: vellutate di zucca Hokkaido arrosto con formaggi freschi di capra e pesto di cavolo riccio, declinazioni di topinambur e funghi selvatici spadellati, legumi autoctoni mantecati con burro affumicato e crudité croccanti d’autunno, insaporite da vinaigrette al dragoncello ed erbe appena colte dai filari. Ogni piatto è accompagnato dal celebre pane a lievitazione naturale sfornato dalla panetteria interna, cotto in un imponente forno a legna in pietra da sedici tonnellate, e da una selezione di vini biodinamici, sidri artigianali e spremute di rabarbaro.
Anche l’accoglienza riflette questa libertà: non ci sono sale rigide, ma una costellazione di angoli conviviali. Oltre ai tavoli sistemati all’interno delle serre tra piante rampicanti e agrumi in vaso, ci si può sedere all’aperto sui prati, lungo le bordure fiorite, nelle radure tra i cespugli di rose, sui terrazzamenti soleggiati o all’ombra dei vecchi meli del frutteto storico, con un vassoio di legno tra le mani e la sensazione tangibile che terra, sapore e benessere qui siano una cosa sola.








